venerdì 23 novembre 2012

Guida pratica per ronzini.


'MASCALCIA'

Inizialmente ho letto il titolo e ho pensato fosse un libro sulla gravidanza. 

Poi ho alzato lo sguardo e ho visto l’immagine in copertina e mi sono augurata che non lo fosse.
Quindi mi è venuto il dubbio che mi stesse sfuggendo qualcosa. Infine l’ho appurato: per più di vent’anni ho ignorato l’esistenza della parola “mascalcia”, termine che indica l’arte del ferrare il cavallo.

Questo libro è una guida alla ferratura del cavallo. Non mi dite che non avete un cavallo in casa! Va bene anche di legno e a dondolo, potete fare pratica anche con quello. Se doveste sentire puzza di bruciato e vedere fiamme sprigionarsi dallo zoccolo del cavallo, niente paura: tutto regolare.

Ma il libro non è solo una guida, è anche un manifesto in difesa della ferratura contro il barefoot movement, il “movimento scalzo” cioè, che dichiara la ferratura una pratica inutile, oltre che barbara, negando l’undicesimo comandamento dei maniscalchi: “no hoof, no horse”, ovvero “niente zoccolo, niente cavallo”. E a me viene il dubbio che i cavalli abbiano qualcosa da ridire al proposito.



Confessioni di una Libraia Malandrina, part. 2- ovvero: Indovina chi viene a cena.



Anni fa sono stata invitata a cena con altri amici a casa di un’amica. Era da poco tornata reduce dal cammino di Santiago e ha voluto proiettarci le 536 foto (…) scattate. Il fatto anomalo della serata è che quest’amica si presentò assieme ad un ragazzo che nessuno di noi aveva mai visto prima. Nessuno di noi, compresa lei. In pratica era successo questo: mentre stava tornando a casa, questo ragazzo l’aveva avvicinata e le aveva chiesto: “Ciao, che fai?”, lei: “Vado a casa che ho degli amici a cena”, lui: “Ah che bello. Posso venire?”. Morale della favola: ci siamo ritrovati con un assoluto estraneo, che non ha parlato per tutta la sera e si è limitato a fissare prima uno poi un altro a intervalli regolari. 


 *(Lo sguardo era all’incirca questo)


 A un certo punto se n’è andato, e l’unica cosa che abbiamo saputo di lui è il nome che ha detto di avere: “Mi chiamo Jean… in francese però, in italiano Luca”.

                   Questo post è un omaggio agli sconosciuti.

Comincio con due libri che hanno qualcosa in comune: lettere di sconosciuti. Il primo si chiama proprio così, né più né meno: Lettera di una sconosciuta. Al centro ci sono due uomini, entrambi scrittori, entrambi austriaci: sono l’autore e il protagonista. Stefan Zweig ci parla infatti di un quarantenne scrittore che riceve inaspettatamente una lettera da una donna che non conosce. Particolarità: questa donna ora è morta. E nella lettera dice di non essere in realtà una perfetta estranea.
Secondo libro epistolare, Che tu sia per me il coltello di David Grossman. Il titolo non allude a strane pratiche masochistiche, ma a questo: scrivere e parlare ad uno sconosciuto, piuttosto che a un amico, può rivelarsi più fruttuoso per quanto riguarda la capacità di scavare in sé, magari girando il coltello nelle piaghe. I due protagonisti dello scambio epistolare sono un uomo e una donna, non si conoscono affatto, si sono soltanto intravisti a una festa, quando lei ha fatto qualcosa che ha attratto irrimediabilmente l’attenzione di lui.
Infine, sconosciuti redditizi. Nel senso di estranei che ti mettono in mano dei soldi. Però nessuno fa niente per niente, soprattutto nei libri, e infatti lo sconosciuto in questione chiede qualcosa: che in cambio si diventi assassini. Capita a un pover’uomo vulnerabile in L’amico americano, di Patricia Highsmith, un libro che pare piacere ai registi: Wim Wenders e Liliana Cavani ne hanno entrambi ricavato un film.


A leggere il lungo racconto di Thomas Hardy, devo pensare che a me e ai miei amici in fondo è andata bene. Il titolo parla da sé: I tre sconosciuti. Sono infatti ben tre gli estranei che bussano alla porta di una casa in cui è in corso una festa. Non si presentano tutti insieme, ma uno dopo l’altro. E non entrano tutti, il terzo guarda dentro e scappa. Chiaramente lascio a Thomas Hardy il privilegio di spiegare perché.
Infine, facciamo un passo ulteriore: non fermiamoci a tre, che son pochi, immagina che siano tutti. Sconosciuti, intendo. Pensate di aprire gli occhi, un giorno, e di esser certi di non aver mai visto prima chiunque si presenti davanti a voi e dica di conoscervi. Patrizia Mucciolo, è questo il nome dell’autrice, ha preso spunto da un fatto di cronaca successo nel paese di provincia in cui vive.  



Le ombre azzurre è un fantasy, ma atipico: non ci sono elfi, maghi, draghi, e non ci sono troppi effetti speciali, perché “si rischia il ridicolo. Il diavolo abita sul tuo stesso pianerottolo e tu non lo sai perché non c’è scritto Belzebù sul campanello”.





L' OTTAVA MERAVIGLIA..


Oggi parliamo di biblioteche. Non di biblioteche e ebook, e neanche di biblioteche in generale, per la verità, bensì di una biblioteca in particolare.





In Olanda, nella città di Spijkenisse, è stata da poco inaugurata la Book Mountain, progettata dagli architetti della tedesca MVRDV.
Cos’ha di speciale questa biblioteca? Intanto l’aspetto esteriore, come potete vedere dalla foto.




Particolari sono poi i materiali impiegati: struttura in legno, copertura in vetro, cosicché da fuori ciò che è dentro è totalmente visibile. Inoltre le mensole su cui poggiano i libri sono state ricavate da vasi per fiori che sarebbero rimasti inutilizzati. Tutta questa praticità, questa economia, vuole anche essere un omaggio alle fattorie tedesche di una volta.

Particolare è pure l’interno: quasi 500 metri di scale a spirale, stradine e terrazze. Un percorso che termina sulla cima della montagna, dove c’è un bar ad attendere i lettori. Ma non basta il bar a prendersi qualche distrazione dalla lettura: sono a disposizione anche un centro educativo, un club di scacchi, un auditorium, negozi e numerosi spazi in cui fare conversazione o sedersi al computer.



Infine, particolare è l’obiettivo che gli architetti si pongono. Gli stessi architetti ideatori, non a caso, del complesso abitativo adiacente alla biblioteca, abitato da una comunità di cui il 10% è analfabeta. Costruire una biblioteca così, totalmente visibile dall’esterno, con quelle file e file di libri che s’impongono alla vista, è dichiaratamente sia “una pubblicità che un invito alla lettura”.





Libri & Problemi di Sonno...



Questo post è dedicato a tutti quelli che hanno detto addio al sonno, per propria scelta oppure per scelta altrui. Una nota dedicata a chi conosce il palinsesto televisivo notturno, per i quali Marzullo è soltanto l’inizio dei programmi e sono degli affezionati delle lezioni universitarie televisive a notte fonda. Parliamo di sogno, sonno, insonniaMettiamoci il pigiama e cominciamo!


Romanzi per (non) dormire

Il primo libro che mi è venuto in mente mi è piaciuto moltissimo fin dal titolo, ovvero: Tutto quello che avremmo potuto essere io e te se non fossimo stati io e te.

Dopo aver ripreso fiato perché il titolo effettivamente è lungo da dire tutto in una volta, vi dico che la storia parte da un ragazzo che riesce a leggere nella mente delle persone e che dopo la morte della madre decide di iniettarsi una sostanza grazie alla quale non dormirà mai più. Un attimo prima di farlo viene chiamato dalla polizia perché c’è un alieno da interrogare. Una storia incredibile, secondo me partorita dall’autore durante un sogno a occhi aperti, ma che è così incredibile che va a finire che ci credi. Davvero un bel libro, fidatevi della vostra libraia di fiducia!
Il secondo libro invece è un noir che, a dispetto del titolo,  conviene non iniziare a leggere la sera prima di andare a letto perché si rischierebbe di passare la notte insonne a leggerlo: Il grande sonno di Raymond Chandler. È la prima indagine di Marlowe e vi si  troveranno tutti i temi che lo hanno reso uno degli investigatori più famosi della storia: Los Angeles, delitti, scazzottate, indagini, belle donne. Come si fa ad andare a dormire dopo aver letto una storia così? …
Che poi dormire è bello, a volte però il risveglio può mostrare delle spiacevoli sorprese. Vi ricordate di quell’uomo che è andato a dormire e si è svegliato trasformato in un gigantesco insetto?  Ecco, c’è chi ha pensato di riscrivere quella storia, facendo svegliare il protagonista non con delle zampette nere bensì con dei bei baffi lunghi e un manto peloso ..


 Nella Miaomorfosi infatti ci si ritrova al mattino nei panni di un gatto, certamente meno disgustoso di un bacherozzo, ma non è che sia proprio facile abituarsi a mangiare i croccantini invece dei corn flakes appena svegli. Per non parlare della toeletta.

Allora, dormiamo oppure no?

“Va bene libraia, ci hai consigliato dei bei libri, ma qua di dormire non se ne parla! Non hai niente da consigliarci visto che non dormiamo da quando ancora c’era la lira?“. Certo che ho un libro da consigliarvi, anzi, ne ho ben due! Il primo è dedicato a chi ha un pargolo (o una pargola) che ama molto invertire gli orari e che fin dalla più tenera età ama tirare tardi la notte: 101 modi per addormentare il tuo bambino. In mezzo a tutti questi ne troverete sicuramente uno che funzioni anche per vostro figlio.
Se invece non avete figli, ma anche voi la notte non riuscite proprio a trovare pace tra le coperte, allora potete leggere queste 101 cose che devi sapere per combattere l’insonnia. Che cos’è, da cosa può essere provocata, e soprattutto come fare per vincerla. Io ho provato a contare le pecore, ma casa mia  è troppo piccola e di pecore ce ne stanno davvero poche, una decina al massimo. Senza contare che poi hanno belato tutta la notte, e non sono proprio riuscita a chiudere occhio.